Coronavirus

Coronavirus

Uno sguardo scientifico sul virus che ha sconvolto il mondo

Il correre dei giorni e la situazione nella quale ci troviamo, invece che darci risposte, ci lascia sempre più domande. Per questa ragione noi del GD Bollatese ci teniamo a far chiarezza e a spiegare le certezze che abbiamo raccolto fino ad ora. Vogliamo partire dalla semplice definizione biologica di virus, che altro non è che un’unità biologica che necessita di parassitare cellule per sopravvivere, composta spesso da una struttura molto semplice costituita da proteine, che contiene RNA o DNA. I virus sono strutture molto antiche, dal momento che sono presenti sul nostro pianeta da circa 3 miliardi e mezzo di anni; questo ci fa capire quanto siano resistenti e quanto sia efficace la loro diffusione. In questi mesi ci troviamo a combatterne uno appartenente alla famiglia dei Coronavirus (così chiamati a causa della loro forma), che causa patologie che variano per gravità dal semplice raffreddore alla SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave tradotto dall’inglese). Il SARS-CoV-2 è il nome del Coronavirus che causa la COVID-19, che ha progressivamente bloccato il mondo negli ultimi 6 mesi e del quale tutt’ora non si hanno dati e patologie chiare o cure alle quali possiamo affidarci con certezza. David Quammen nel suo libro “Spillover” (pubblicato nel 2012) ci avvisava già da tempo di ciò che sarebbe successo, giungendo ad una conclusione che sembra avere del profetico, anche se frutto di studi e ricerche scientifiche. Il nostro impatto sugli ecosistemi e sull’ambiente altera il sottile equilibrio naturale, che provoca cambiamenti a catena che alla fine si ripercuotono sugli autori degli stessi. La natura risponde alla nostra noncuranza scatenando pandemie per far tendere all’equilibrio la bilancia universale. Il virus, dal canto suo, trova terreno fertile e riesce a diffondersi facilmente, dato che ha 7,7 miliardi di opportunità per continuare a sopravvivere e riportare i piatti della bilancia dov’erano prima che arrivasse l’uomo ad alterarli. È un nemico temibile, invisibile, di cui non conosciamo ancora le debolezze. In assenza di cure certificate e soprattutto in assenza di un vaccino che, realisticamente, non arriverà prima del prossimo anno, il distanziamento sociale resta l’unica arma a nostra disposizione per contrastarlo. Rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro ed indossare la mascherina, in particolare negli ambienti chiusi, è fondamentale per contrastare la diffusione del virus e diminuire così il famoso R0,o indice di contagiosità. Un R0 > 1 indica che una persona infetta, in media, contagerà più di un’altra persona, fungendo così da effetto moltiplicatore e favorendo una crescita esponenziale dell’epidemia; al contrario un R0 < 1 indica come una persona ne contagi mediamente meno di un’altra, favorendo così una progressiva diminuzione del numero dei contagiati e facendo perdere “forza” al virus. Attualmente l’indice di contagiosità si attesta, a seconda della regione presa in esame, tra lo 0.7 e lo 0.2: questo calo dell’R0 sta dimostrando come gli sforzi intrapresi da tutti gli italiani negli ultimi due mesi stiano avendo effetto. I contagi diminuiscono, i guariti aumentano e le terapie intensive si svuotano. Una fievole luce in fondo al tunnel inizia ad intravedersi, ma guai a calare l’attenzione, la battaglia non è ancora vinta.

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