Giovani (Democratici) e Ambiente

Giovani (Democratici) e Ambiente

Green New Deal, Fridays for Future, mobilità sostenibile, economia circolare e neutralità climatica sono solo alcuni dei tantissimi termini connessi alla sostenibilità ambientale che, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente a far parte del linguaggio e del dibattito quotidiano. Ma che cos’è il Green New Deal? Chi sono i Fridays for Future? Cosa si intende per neutralità climatica e quando verrà raggiunta? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Gli scienziati avevano predetto da tempo quello che sarebbe successo. Lo sfruttamento massiccio di combustibili fossili da parte dell’uomo avrebbe portato a un considerevole aumento delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, con conseguente incremento delle temperature medie globali. È sorprendente notare come furono alcune tra le stesse compagnie petrolifere, tra cui ExxonMobil, BP  e Chevron, a finanziare ricerche e a redigere documenti come il Global Climate Coalition (GCC) del 1995, un manuale riassuntivo sui cambiamenti climatici a stretto uso confidenziale da parte degli stessi finanziatori, nel quale si sostiene chiaramente che l’effetto delle attività umane sul riscaldamento globale “non può essere negato”. È chiaro dunque come tutti, o quasi, erano consci di ciò che sarebbe successo, ma questo non è bastato ad evitare che gli appelli, ripetuti, di migliaia di scienziati cadessero ogni volta nel vuoto.

Le politiche sbagliate e l’immobilismo degli ultimi quarant’anni in materia di cambiamenti climatici ha avuto un prezzo. Siccità e incendi stanno devastando l’Australia, uragani sempre più potenti si abbattono sull’America e sull’Europa, i ghiacciai si sciolgono e il livello dei mari si alza, eventi meteorologici estremi portano ovunque vittime e ingenti danni economici. La natura sta presentando il conto, ed è molto salato. Toccherà a noi giovani pagarlo.

Tutto questo costringerà noi e le generazioni a venire ad abitare un pianeta profondamente diverso da quello che hanno conosciuto ed abitato i nostri genitori e i nostri nonni prima di loro. Tante spiagge, o peggio, città rischieranno di essere inghiottite dal mare e  dovremo imparare a  convivere con un clima diverso da quello a cui siamo stati abituati: estati più lunghe e calde, inverni brevi e rigidi, temporali sempre più violenti. Ma non tutto è perduto, il margine d’azione per mitigare gli effetti dell’aumento delle temperature c’è, è breve, circa 11 anni secondo l’ultimo rapporto dell’intergovernmental panel on climate change (Ipcc), ma esiste, e noi possiamo fare la nostra parte.

Gli ultimi anni hanno visto avvicendarsi sulla scena mondiale innumerevoli movimenti giovanili che sono scesi in piazza per chiedere a gran voce ai governi di tutto il mondo di assumersi impegni seri e concreti per la lotta ai cambiamenti climatici e la tutela del pianeta. Tra di loro spicca sicuramente, per successo e numero di persone coinvolte, Fridays for Future, un movimento internazionale di protesta composto da alunni e studenti che decidono di non frequentare le lezioni scolastiche per prendere parte a manifestazioni in cui chiedono a gran voce azioni atte a prevenire il riscaldamento globale. Questo movimento ha origine dall’onda lunga dell’attivismo della giovanissima studentessa svedese Greta Thunberg che, nell’estate del 2018, decide di scioperare ogni venerdì di fronte al parlamento svedese per protestare contro l’assenza di politiche concrete volte a fermare il collasso climatico. Le foto della giovane Greta in protesta solitaria con il suo celebre cartellone  “Skolstrejk fӧr klimatet”, che significa appunto “sciopero scolastico per il clima”, fanno il giro del mondo e presto letteralmente milioni di ragazzi e ragazze si mobilitano unendosi a lei e invadono le piazze di ogni continente al grido di #fridaysforfuture. L’attivista svedese ha avuto il merito enorme di portare alla luce un problema conosciuto da tempo chiedendo di dare maggiore credito ed importanza agli appelli degli scienziati, ha avuto il merito di sensibilizzare sul tema una enorme fetta di popolazione mondiale, ha avuto il merito di unire i più giovani sotto un’unica bandiera, quella della battaglia climatica. Chi ha più anni di vita davanti a sé avrà il tempo di subire le conseguenze peggiori, ed è per questo che la salvaguardia del pianeta è diventato nostro manifesto generazionale.

La nuova commissione europea appena nata sembra avere (finalmente) tutte le intenzioni di affrontare di petto il problema. L’ambizioso piano da 1000 miliardi, il cosiddetto Green New Deal europeo, si pone due obbiettivi: dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030, azzerarle e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tutto ciò sarà possibile attraverso la mobilitazione di appunto mille miliardi di euro di investimenti sostenibili e verdi nell’arco dei prossimi dieci anni: economia circolare, protezione della biodiversità, sviluppo di nuove fonti di energia pulita, riforestazione e decarbonizzazione saranno alle basi di una transizione verde inclusiva volta anche a creare nuovi posti di lavoro e appianare le diseguaglianze che spaccano in due la società, nessun individuo o nessuna regione dovrà essere lasciata indietro. Funzionerà? Sarà abbastanza? Non lo possiamo dire per certo. Quello che sappiamo è che, nel bene o nel male, da qui passerà gran parte del nostro futuro.

Ma ora parliamo di noi, della nostra regione, del territorio in cui viviamo. La Pianura Padana è maglia nera a livello europeo per inquinamento dell’aria, un primato di cui, francamente, faremmo volentieri a meno. Tra i principali inquinanti ci sono il PM10 e il più pericoloso PM2,5, sostanze prodotte in gran parte dalla combustione dei motori a scoppio, dall’usura di freni e pneumatici e dal riscaldamento domestico e industriale. La qualità dell’aria che respiriamo incide sulla salute dei cittadini: riducendo i livelli di inquinamento si riduce il carico di malattie come ictus, malattie cardiovascolari, cancro ai polmoni e malattie respiratorie, croniche e acute.

Conoscere, informare e agire a partire dal locale, dal territorio in cui si vive, è quantomai fondamentale e necessario. Ed è per questo che il circolo dei Giovani Democratici del bollatese ha istituito un gruppo di lavoro  proprio sulle tematiche ambientali. L’obbiettivo è quello di fare informazione, di sensibilizzare, soprattutto i giovani, sui temi del riscaldamento globale e della raccolta rifiuti attraverso eventi, incontri e progetti che presto avvieremo. Il momento di agire è ora, noi vogliamo fare la nostra parte.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Luca Molesini

    Complimenti per l’ottima analisi e per gli obiettivi che vi state dando. Fa molto piacere vedere giovani impegnati su tematiche serie, che vengono affrontate in modo serio e concreto. Il tema dovrebbe essere trasversale e di interesse per tutti, indipendentemente dagli orienramenti politici. Avanti cosi’!

  2. Alessandro SOCCI

    Bella analisi come ce la aspettiamo da un giovane preparato e responsabile. dobbiamo farla leggere a chi pensa di non avere responsabilità per la situazione . in pratica a chiunque abbia più di 40 anni ☺

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